lunedì 27 novembre 2017

Monte Aquila da Vado di Corno - 650m - BS

Una magnifica e bellissima gita per sgranchire la gambe e riprendere un po' di confidenza con le pelli in un novembre insolito, con tanta neve e anche discreta. Un itinerario panoramico, non lungo, remunerativo e con una bella discesa molto frequentata.
Incredibile la vista sulla Est del Corno Grande.

Puro spettacolo

Era praticamente l'equivalente di un delitto mancare la prima, primissima neve dell'anno, soprattutto considerando che è novembre, che è una giornata infrasettimanale e che, soprattutto, la strada che sale a Campo Imperatore è ancora aperta.
Così, senza indugi, partiamo da Terni e ce ne andiamo belli belli sul Gran Sasso a far lavorare le pelli, ma soprattutto i quadricipiti.


Parcheggiamo l'automobile nei pressi degli impianti della Scindarella. La vista è favolosa, indescrivibile. La natura imbiancata riempie gli occhi e rimango incantato ad osservare la bellezza della piana, il contrasto del manto nevoso con il paesaggio autunnale che qualche centinaio di metri a valle domina ancora la scena.
Inutile dire che scalpitiamo, ma riempirsi il naso del profumo della neve è una sensazione da provare.
Oggi sono con Michele: vuole salire al monte Aquila facendo la cresta che sale da Vado di Corno, l'insellatura tra la nostra meta e il Brancastello.
Mettiamo gli sci e prendiamo a scendere leggermente verso le pendici della cresta, poi incolliamo le pelli e iniziamo il lungo traverso.


Dopo aver superato alcuni canaletti, poco prima del vado ce ne andiamo in su, direttamente verso la cresta. La neve in pieno sud è saponosa e si perde facilmente lo sci a valle, fatico e sudo come un somaro.
Le pendenze aumentano, così togliamo gli sci e raggiungiamo la cresta a piedi lungo quello che è un facile e, ahimè, faticosissimo pendio.
Mi sento un barilotto con le gambe.
In compenso mi ripaga la magnificenza di quello che appare non appena esco in cresta.



Prendiamo a percorrere l'ampia cresta che da una parte se ne scende violenta sulla piana e dall'altra cala verso il fondo della valle dell'Inferno (un bell'itinerario di scialpinismo, ma cavolo se impressiona dall'alto).
Ben presto ci accorgiamo che andare con le pelli diventa difficile e in qualche passaggio anche pericoloso. Il fondo è ghiacciato, reso infido dal vento e dal vetrato, le pelli spesso non attaccano bene e anche con i rampanti non è banale proseguire.
Dopo qualche fastidioso saliscendi ci togliamo per la seconda volta gli sci e ci mettiamo i ramponi e continuiamo a piedi.
La giornata ci offre anche la sorpresa di salire qualche dosso un po' scoperto e così, ansimando come un mantice, giungiamo infine in vetta. Mi sento una pippa.



Mi sento anche veramente contento. L'ambiente è spettacolare e godo della nostra solitudine. Non si vede un'anima e non si sente nessuno, il cielo è sereno, non ci sono nuvole e spira una lievissima brezza.
Breve momento di ristoro e poi si prende a scendere.

Il muretto subito sotto la vetta


La sciata è meravigliosa, la neve buona, in alcuni tratti eccezionale, in altri pesante, ma si scende che è una meraviglia.
Andiamo giù velocemente ma non troppo per goderci un po' la discesa.
Mi sento felice.
Con alcune curve e un traverso verso sinistra raggiungiamo infine la strada asfaltata dove ci togliamo gli sci e ci avviamo verso il parcheggio.
Che giornata!


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