giovedì 12 luglio 2018

Corno Piccolo - Ombre Rosse - 240m - V+


La scusa stavolta, per non aver fatto il tiro di uscita dell'Aquilotti 75, è che già c'era una cordata ed era tardi.
A mia difesa posso dire che avevo tutte le intenzioni di ingaggiarmi sul famigerato diedro-fessurato-svaso: avevo scelto Ombre Rosse perché "era una via tranquilla" con cui arrivare là sotto e poi decidere.
Senza tema di essere smentito dico quello che ho detto per l'Amore-Gambini: non è affatto da sottovalutare. Insomma il V+ è un grado proprio stretto.

Il tipo rovina la bellezza del paesaggio...

Ribadisco che ai Prati di Tivo non sanno che inventarsi per suicidarsi (turisticamente parlando); l'apertura della cabinovia alle nove con ultima corsa alle cinque è veramente una presa in giro, ma questo è quello che passa il convento e ci adattiamo.
Ci sbrighiamo, per quanto possibile, a percorrere il Ventricini. Rifaccio lo stesso esatto percorso della settimana passata: giungiamo così nei pressi dell'attacco. Dopo qualche titubanza, qualche indicazione, qualche verifica sulle relazioni, individuiamo l'attacco della nostra meta giornaliera.





L'attacco è in corrispondenza di una rampa ascendente da sinistra a destra che conduce sotto un breve camino
Mi preparo e attacco le rocce non solidissime facendo attenzione a non tirar giù nulla: oltre al socio, sotto, passano un sacco di escursionisti che percorrono il Ventricini, far male a qualcuno sarebbe quasi sicuro.
Superato il camino con facile arrampicata guadagno la comoda sosta e recupero il socio.




L'attacco del secondo tiro che piega decisamente a sinistra
Non è chiarissimo cosa fare con il secondo tiro. Qualche relazione in rete dice di piegare subito a sinistra per poi salire, mentre quella del Ledda dice di salire un po' e poi traversare. Opto per questa seconda soluzione, anche se sono titubante per la placca sovrastante.
Prendo un'esile fessura sulla destra del terrazzino di sosta e salgo. Di protezioni manco l'odore, ma l'arrampicata è abbastanza facile e si integra bene. Giunto a pochi metri dal tetto giallo mi rendo conto che traversare è facile e così punto al bordo sinistro dello sperone che ho sopra la testa e lo supero sempre con relativa facilità.
Il diedro che segue va un po' letto e interpretato: prima dentro poi sulla placca a sinistra, ma senza troppi affanni si fa superare e mi ritrovo così alla seconda sosta.



Attrezzo la mia bella sosta su clessidroni invasi da cordoni, cordini, fettucce, più o meno marci.
Matteo non si fa attendere troppo nonostante sia parecchio tempo che non scala su roccia in montagna.
Da sotto osservo con un poco di apprensione le tre fessure che mi stanno sopra la testa: quella di destra è il primo tiro impegnativo della giornata e non appare così amichevole.
In effetti, quando arrivo in sosta proprio sotto una bella nicchia umida, bagnata e invasa dall'erba, l'apparenza si conferma. Il quarto tiro attacca con una bella fessura leggermente strapiombante e completamente sprotetta.


La placchetta d'uscita del terzo tiro


Attacco quindi la doppia fessura. Ringraziando una serie di santi e l'inventore dei friend si protegge tutto molto bene, ma mentre salgo mi rendo conto che il V di questo tiro, racchiuso, probabilmente nei primi passi di attacco e in qualche altro passaggetto sopra, è veramente molto sostenuto.
La fessura non regala nulla, è sempre abbastanza verticale e si fatica non poco e percorrerla. E' decisamente insidiosa. Inoltre non è che ci siano proprio tante protezioni: conto tre chiodi in tutta la sua lunghezza.



Giungo così, decisamente provato ad una scomodissima sosta completamente appeso culo all'infuori. Sono sotto allo strapiombo di partenza del quinto tiro, quello con i passi più duri.
Di chiodi qui ce ne sono in abbondanza, invece: addirittura quattro, fantasiosamente collegati da un bel cordone scolorito ma apparentemente solido.



Matteo impiegherà il suo bel tempo per salire. Sicuramente un tiro estremamente fisico e neanche banale in alcuni passaggi, veramente un calcio nelle palle.
A questo punto osservo un po' perplesso quello che mi sovrasta. Se il V è stato così, chissà che mi riserva la prossima lunghezza che è data V+? Quando il socio del giorno arriva ho avuto tutto il tempo di ragionare almeno sui primi metri.
Passo un falso rinvio e, dopo un po' di smaneggiamenti di corda, attacco lo strapiombo.
Per fortuna è abbastanza ammanigliato e il ribaltamento finisce su piedi ottimi: sulla sinistra c'è praticamente un gradino e la fessura offre un ottimo piazzamento ad un bel BD n. 2.
Proseguo così, faticando parecchio, incontrando in tutto quattro chiodi, e passando un bel numero di friend. In un paio di momenti sento le braccia veramente affaticate, ma poi, un passo alla volta, un movimento dopo l'altro, mi ritrovo al costolone da superare verso sinistra che mi riporta sul comodissimo terrazzone in comune con l'Aquilotti 75.



Mentre riprendo fiato e recupero Matteo, penso che il tiro appena fatto è stato bello, impegnativo, su roccia eccellente, pepato a sufficienza per essermi guadagnato la birra di fine giornata.
Alla faccia del V+, alla faccia della facile arrampicata, alla faccia del ben protetto. Si, in effetti, le soste sono attrezzate, in effetti ci sono un po' di chiodi, ma, almeno personalmente, il quarto e il quinto non sono tiri da prendere sottogamba e vanno integrati, a meno di avere una quantità di pompa veramente alta.



In attesa del socio, che ci impiegherà un po', mi guardo intorno e osservo un certo affollamento: sopra di me il Grazzini che scala la fessura d'uscita dell'Aquilotti 75 e a destra Samuele Mazzolini che sta uscendo, credo, da Ultimo Sole: un notevole passaggio su tetto a vederlo veramente roba dura.
Ce ne andiamo per il camino della Marsili-Sivitilli, l'ultimo calcio nel culo per coronare una giornata di fatica niente male.

Anche questa è una via da non affrontare valutando solo strettamente il grado tecnico. Credo che V+, non renda l'idea dell'ingaggio complessivo e della continuità che, in particolare il quarto, gli ultimi due tiri richiedono.
Detto questo, merita una ripetizione, anche se non credo rientri ra le migliori vie del settore.


Accesso

Giunti ai Prati di Tivo si prende la funivia che sale alla Madonnina. Da lì si percorre il sentiero Ventricini sotto tutta la parete Nord, si supera la prima spalla e si giunge ad una forcella da cui parte il tratto attrezzato del Ventricini. Si segue il cavo metallico, si raggiunge il fondo del canale del Tesoro Nascosto, si risalgono le scalette fino ad arrivare poco sotto la forcella del Belvedere (inconfondibile). Si riscende dall'altro lato, ci si ferma una quindicina di metri dopo, in corrispondenza di una rampa che conduce verso un netto camino ben visibile dal basso (60 min circa)
Alternativamente si può salire con l'auto fino alla piana del laghetto prendendo la strada che dai Prati prosegue a sinistra. Lasciata l'auto si sale l'Arapietra in direzione dell'albergo diruto e poi verso la stazione di monte. Si prosegue come sopra (45 min circa fino alla Madonnina)


Materiale

nda, utili friend medi e grandi, due mezze corde (da 60m se si scende in doppia dal versante nord). 


Relazione

L1 - III/IV - 40m
Salire la rampa fino ad un camino che si risale a guadagnare la comoda sosta (sosta su 2 ch.)

L2 - IV - 40m
Si sale a prendere una esile fessura sulla destra che si segue fino a che, giunti pochi metri sotto il tetto giallo non si trova facile possibilità di traversare a sinistra. Si supera il bordo sinistro del tetto e poi lungo il successivo diedrino per giungere ad una sosta sotto una breve placca (sosta su 2 ch.)

L3 - IV- - 30m
Si sale la placca senza particolari problemi fino ad una nicchia alla base di un sistema di fessure (1 cl., sosta su 2 ch.)

L4 - V - 35m
Si attacca la fessura di destra e la si percorre fedelmente, tralasciandone una che biforca ancora più a destra. Si giunge così ad una scomoda sosta sotto uno strapiombo (3ch., sosta su 4 ch.)

L5 - V+ - 35m
Si supera lo strapiombo con passi atletici, si guadagna il diedro-fessura e con arrampicata continua e mai banale si giunge ad un costolone che borda il lato sinistro di una placca, lo si rimonta verso sinistra e si esce su un terrazzo dove si trova la sosta (4ch., sosta su 1 spit e cl.)

L6 - IV+ - 50m
Si traversa lungamente a sinistra, superando due costoloni, fino a giungere sotto il camino di uscita. Si sale una placca poi si attacca il camino vero e proprio infilandosi dentro e con difficoltà lo si risale raggiungendo un chiodo con cordino, per uscire a sinistra per lame e placca appoggiata fino alla sosta (2ch., sosta su 2 spit)



Discesa

Si può scendere per il Bonacossa facendo la prima doppia in corrispondenza dell'uscita. 

Oppure si scende con attenzione verso un profondo intaglio in direzione nord ci si passa in mezzo senza incastrarsi troppo e si guadagna la sosta di uscita delle vie della parete Nord. Si effettua la prima doppia puntando al retro del massone arrotondato (attenzione 60m precisi). Si va a prendere una sosta alla sinistra del grande massone arrotondato, faccia a valle.
Poi fino alla sosta con catena di Sua Mollosa Grossezza. L'ultima doppia di 55m conduce a terra.

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