sabato 8 settembre 2012

Recensione - Razzo rosso sul Nanga Parbat

Una storia triste, drammatica, esaltante. Avvenimenti tragici che si accompagnano all'aspetto più bieco dell'alpinismo. Invidia da comare di paese che sfocia nel revisionismo, nel sospetto, nell'accusa ed infine inun giudizio spietato che Messner si porta dietro per trent'anni.
Un'ombra che lo stesso protagonista cerca di dissipare raccontando la sua storia, confermata poi dal ritrovamento dei resti del fratello Gunther ai piedi del versante Diamir.
Tanti lati oscuri, a cominciare proprio da quel razzo, di colore sbagliato, da cui il titolo del libro.

Insuperabile alpinista, Messner riesce anche ad essere un abile scrittore, non eccelso, ma abbastanza bravo da coinvolgere il lettore durante la descrizione delle fatiche, del freddo, del sacrificio necessario per compiere quell'impresa. Viceversa non è riuscito a suscitare emozione là dove mi aspettavo di trovarla: quando non trova più il fratello, perso sotto una slavina che lui ha schivato per pura fortuna.
Rimane una piacevole lettura, che racconta una pagina d'alpinismo estremo (siamo nel 1970) ed esplorativo. Il versante Diamir del Nanga Parbat era praticamente sconosciuto, lui e Gunther non dovevano scendere da qual lato, la spedizione era stata programmata in modo differente.
La traversata rimane qualcosa di epico. Una lotta titanica per la sopravvivenza, la cui drammaticità è acuita dal legame di sangue che stringe i due. Forse la cosa più toccante, che Messner sfiora solamente, è l'idea della madre che attende a casa entrambi i figli.
Il libro presenta una versione che per contratto era stato necessario tacere a favore della verità incontestabile del capo spedizione Herrlingkoffer (mi richiama alla mente storie nostrane simili). Eppure la verità vera era ed è un'altra che ammanta la straordinarietà della traversata di un cupo grigiore. Perchè oltre al dolore incommensurabile per la perdita del fratello, il dolore fisico per i congelamenti riportati e le conseguenti amputazioni, il peso delle scelte fatte si aggiunge anche l'infamia.
Il mondo dell'alpinismo è purtroppo avezzo a questo tipo di giudizi e, con il senno di poi si potrebbe dire inevitabilmente, che ne facesse le spese anche un rivoluzionario come Reinhold Messner sembra un copione già scritto.
Lettura consigliata.

Nessun commento:

Posta un commento